Giro d’Italia 2026, Michael Storer sulle neutralizzazioni: “Sbagliato dire che sono decisioni del gruppo, a Milano hanno deciso in tre”
La tappa numero 15 del Giro d’Italia 2026 è stato solo uno degli ultimi esempi di una casistica di eventi, quella delle neutralizzazioni delle gare per motivi di sicurezza, che si rinnova con grande frequenza. In quell’occasione, i corridori dovevano affrontare un circuito cittadino sulle strade di Milano, ma, dopo averlo ritenuto pericoloso, hanno concordato con i Commissari di gara una misura, ovvero il fatto che quanto avvenisse lungo quelle strade non contasse per la classifica generale. Quella fu comunque una giornata molto emozionante, visto il duello a distanza fra fuga e gruppo, vinto dalla fuga, ma i pareri sulla neutralizzazione furono discordanti.
Sul tema, ecco quello di Michael Storer, scalatore e corridore da classifica generale della Tudor, presente al Giro 2026: “Quando capitano queste cose, non sono decisioni del gruppo, come viene spesso detto – le parole dell’australiano raccolte da Domestique – Per la tappa di Milano, io l’ho saputo solo dalla squadra, via radio, ma dopo che era già successo tutto. Credo che la decisione sia stata presa solo dai corridori che sono andati a parlare con l’auto dell’organizzazione”.
Storer aggiunge: “Quindi penso non sia corretto dire che ‘il gruppo ha deciso per la neutralizzazione’, come nel caso di Milano, quando, a dire il vero, sono tre corridori che prendono le decisioni per conto di tutti gli altri. Poi, è chiaro che non puoi pensare, mentre pedali a 50 chilometri all’ora, di metterti a prendere i voti di ogni corridore in gruppo o magari di fare un dibattito sulla questione“. Nel frangente di Milano, la Maglia Rosa Jonas Vingegaard fu uno dei “motori” della discussione con la Giuria sulla neutralizzazione, insieme a Giulio Ciccone e Filippo Ganna.
Sul merito delle neutralizzazioni, lo scalatore australiano riflette: “È dura scegliere cosa fare in quelle situazioni – il pensiero di Storer – Perché dipende soprattutto dalla direzione che vuoi far prendere al ciclismo. Da una parte, per uno sport di velocità, è più naturale non neutralizzare niente. Si prendono i tempi all’arrivo e basta. Ma, così facendo, tutti vanno sempre al limite e, nel caso di una volata, ti ritrovi corridori da montagna e da classifica che sono nelle prime posizioni del gruppo, a lottare. Questo, evidentemente, aumenta i rischi”.
E le cadute, che possono verificarsi in momenti simili, non portano buoni sviluppi alle gare: “Per una corsa a tappe non è bello perdere corridori da classifica – conclude Storer – Se un Giro perde uno di quelli che è nei primi cinque della generale, perde anche in interesse, almeno parlando della sfida per quelle posizioni. Quindi, è dura decidere cosa fare in questi casi. Alla fine dipende da dove vuoi tirare la linea, fra la sicurezza dei corridori e la corsa vera e propria“.
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